giovedì 9 giugno 2016

I giocatori di calcio e quella brutta abitudine

Prendendo spunto dalla presunta cessione di Pjanic alla Juventus e dalla marea di insulti dei tifosi della Roma al giocatore, mi è tornato in mente un post che volevo scrivere ma non ho mai scritto.

Per quale motivo un giocatore che si trasferisce da una squadra ad un'altra, magari segna un gol e non esulta ed anzi ha un'aria come se si fosse pentito.
Ho molti amici calciatori di Serie A e mi dicono che poi nello spogliatoio è festa e se ne sbattono del passato. Io gli ho detto che siete 2 volte ipocriti, prima vi atteggiate a incolpevoli marcatori di un gol e poi, tra le mura che vi lodate di aver segnato (magari facendo il gol che vi ha permesso di vincere).
Mi hanno risposto che alcuni tifoso prendono così male le cessioni di alcuni giocatori, che non vanno a prendersela con la Società chiedendo il perchè della cessione (soldi, stipendio non più sostenibile, progettiche non lo vedono più indispensabile ecc..), ma alla prima occasione vengono a darti fuoco alla macchina ed anche peggio.

Ma allora la soluzione è semplice: durante la prima conferenza stampa con la nuova maglia spiegate le ragioni, anche quelle più profonde che vi hanno portato a decidere di cambiare squadra.

RIpenso a Pjanic ed alla Roma: la squadra è ottima, ma al massimo potrebbe essere competitiva solo in Italia, visto che, ad esempio, la Juventus pur avendo una rosa ed una struttura Societaria più "forte", in Europa non ha un valore altissimo anche se ha raggiunto una finale ed è stata eliminata in modo rocambolesco. E che in Europa le uniche squadre che possono fregiarsi si essere sempre nell'olimpo delle prime 4/5 a contendersi la finale sono Madrid, Barça, Bayern, Manchester United, Chelsea e P.S.G (che casualmente sono squadre con dei bilanci assurdi e che possono permettersi di comprari chiunque a qualunque cifra). Poi vengono un sacco di altre squadre e, sempre parlando di Pjanic, dopo tante squadre viene la Roma.
Allora ci può stare che ad un giocatore venga fatta una proposta da una squadra migliore e lui, sia per guadagno economico che per valore professionale accetti la proposta, ma il problema è che pur se il giocatore accetta, il SI DEFINITIVO lo da la Società a cui appartiene, quindi lui se ne va per migliorare, perchè evidentemente capisce che con la Roma può arrivare ad un livello X, mentre con una più forte può arrivare ad un livello Y.
E come vedete non ho parlato di soldi, perchè sono un argomento delicato.
Un calciatore professionista, ha una carriera di circa 15/18 anni, ed in questo lasso di tempo deve cercare di guadagnare il massimo per poter vivere fino alla fine dei suoi giorni oppure fare cose che gli rendano anche dopo l'addio al calcio (non tutti vanno a fare i commentatori o gli allenatori).
Quindi è anche giusto che se Pjanic alla Roma prendeva (ad esempio) 3 milioni di euro e la Juve gliene offra 6, accetti...
Voi, nel vostro lavoro, se una ditta concorrente alla vostra vi dice "vieni a lavorare da me al doppio dello stipendio", valutando che oltretutto la ditta che vi fa l'offertà ha più mercato che non quella dove lavorate oggi, che fate DITE DI NO???

Quindi fateci un favore, quando segnerete alla vostra ex squadra, esultate tranquillamente (magari non in faccia ai vostri ex tifosi), perchè avete fatto il vostro lavoro per chi vi paga, per le migliaia di tifosi che vi seguono e vi incitano e se gli ex tifosi vi fischiano, dimostrategli la società che li ha lasciati andare cosa ha lasciato andare, vedrete che se la maggior parte di voi iniziasse a far così, finirebbero contestazioni e fischi...
Vi porto un esempio banale: in inghilterra Sol Campbell, colonna portante del tottenham e squadra per la quale giocava fin dalle giovanili, ma dove non aveva mai vinto nulla, davanti ad una montagna di soldi (sia per lui che per la società) decise di strasferirsi all'Arsenal.
Al primo match che vide le due squadre una contro l'altra i tifosi del tottenham esposero uno striscione in curva con scritto "Sol Who ?"; che significa SOL chi?? come a dire che lo avevano già dimenticato, qualche fischio ogni tanto e stop.
Nel suo primo anno all'Arsenal vinse il titolo e la FA Cup...
Certo, nel suo cuore resteranno sempre gli anni di tottenham, ma anche quelli di Londra con l'arsenal e poi di tutte quelle squadre in cui giocò successivamente.
Abbiamo preso tante belle cose dagli inglesi: gli inni, la voglia di stadi di proprietà, il rapporto non oppressivo con i giocatori.
Ora cerchiamo di pensare che, bandiere a parte, i giocatori vengono e vanno... e quelli che se ne vanno, spesso permettono alla squadra di acquistare giocatori migliori e più adatti alle esigenze tattiche della squadra..

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